Izakaya giapponesi: cosa sono, cosa si mangia e come funziona una serata in Giappone

izakaya

Se c’è un luogo capace di raccontare il Giappone attraverso il cibo, le bevande e la convivialità, quello è sicuramente l’izakaya (居酒屋).

Ma cos’è un izakaya? A prima vista potrebbe sembrare semplicemente un bar giapponese o un piccolo ristorante dove bere qualcosa. In realtà, l’esperienza è molto più particolare.

Un izakaya giapponese è un locale informale dove si va per bere, mangiare, chiacchierare e soprattutto stare insieme. Potremmo paragonarlo a una via di mezzo tra un’osteria, un pub e un piccolo ristorante: le bevande hanno un ruolo importante, ma anche il cibo è assolutamente protagonista.

Ci sono izakaya tradizionali con pochi posti al bancone, grandi locali moderni su più piani, ristoranti specializzati in yakitori o pesce, piccoli locali a conduzione familiare e grandi catene presenti nelle zone più frequentate delle città.

Il filo conduttore, però, rimane sempre lo stesso: ordinare tante piccole pietanze, condividerle e lasciarsi accompagnare dalla serata.

Cos’è un izakaya? Il significato della parola giapponese

La parola izakaya si scrive 居酒屋 e può essere scomposta in tre caratteri:

  • 居 (i) → stare, rimanere
  • 酒 (sake) → bevanda alcolica
  • 屋 (ya) → negozio, locale, esercizio

Il significato può quindi essere interpretato come “locale dove ci si ferma a bere”.

Ed è un significato piuttosto azzeccato, perché l’idea di “fermarsi” è proprio al centro dell’esperienza.

Non si entra in un izakaya per mangiare velocemente un unico piatto e uscire. Si può ordinare una bevanda, qualche stuzzichino, poi aggiungere un altro piatto, chiacchierare, ordinare ancora qualcosa e continuare la serata senza un programma preciso. In altre parole: si va per bere e mangiare in compagnia.

La storia degli izakaya: dalle botteghe di sakè al Giappone moderno

Le origini degli izakaya sono legate alle antiche botteghe che vendevano sake.

Verso la fine del XVI secolo, alcuni negozi iniziarono a permettere ai clienti di assaggiare e consumare il sakè direttamente sul posto. Con il tempo cominciarono a comparire anche semplici pietanze da accompagnare alla bevanda.

La tradizione si sviluppò ulteriormente durante il periodo Edo (1603-1868), un’epoca fondamentale per la cultura gastronomica giapponese.

Edo, l’attuale Tokyo, diventò una metropoli enorme e attirò un gran numero di persone provenienti da altre zone del Giappone. La presenza di molti lavoratori e uomini che vivevano lontano dalle proprie famiglie contribuì alla diffusione di luoghi informali dove mangiare e bere.

Gli izakaya e altri locali dedicati al consumo di cibo e bevande diventarono così una parte importante della vita urbana.

All’inizio dell’Ottocento gli izakaya erano ormai numerosi a Edo.

È curioso pensare che, secoli dopo, entrando in un piccolo locale vicino a una stazione ferroviaria di Tokyo, possiamo ancora ritrovare qualcosa di quella stessa idea: un posto semplice in cui fermarsi dopo una lunga giornata.

Noren e aka chōchin: come riconoscere un izakaya

Immaginate di camminare per una città giapponese quando comincia a fare buio.

Le insegne si accendono, dalle cucine arrivano profumi invitanti e lungo le strade iniziano a comparire piccoli locali illuminati.

Davanti all’ingresso di un izakaya tradizionale potreste trovare una noren (暖簾), la caratteristica tenda di stoffa appesa sopra o davanti all’ingresso.

Un altro elemento molto associato agli izakaya è la aka chōchin (赤提灯), la tradizionale lanterna rossa giapponese.

Noren e lanterne rosse sono diventate quasi simboli visivi dell’izakaya, tanto che ancora oggi basta vedere una piccola lanterna illuminata davanti a una porta per avere immediatamente l’impressione di essere davanti a una tipica taverna giapponese.

Naturalmente non tutti gli izakaya hanno questo aspetto.

Oggi possiamo trovare locali modernissimi, grandi catene, izakaya specializzati in pesce, carne, yakitori o cucina regionale, oltre ai piccoli locali tradizionali.

Molti si trovano nei pressi delle stazioni ferroviarie, nelle zone commerciali e nei quartieri della vita notturna.

La serata inizia con un kanpai!

Una volta entrati, potreste sedervi al bancone, a un tavolo oppure in una zona più appartata.

In alcuni locali ci sono anche piccoli ambienti separati o tavoli bassi in stile giapponese.

Prima ancora di ordinare, è molto comune ricevere un oshibori (おしぼり), cioè una piccola salvietta umida con cui pulirsi le mani.

Poi potrebbe arrivare una delle caratteristiche più curiose dell’esperienza in un izakaya:

l’otoshi (お通し).

Cos’è l’otoshi?

L’otoshi è una piccola portata che viene servita automaticamente all’inizio del pasto.

Non è normalmente qualcosa che si sceglie dal menu e, in molti locali, viene addebitata nel conto come parte del costo del servizio o del coperto.

Per chi visita il Giappone per la prima volta può essere una sorpresa: avete appena preso posto e nessuno vi ha chiesto se volevate quel piattino!

Niente panico: è una pratica assolutamente normale in molti izakaya.

La pietanza può cambiare a seconda del locale e della stagione: potrebbe essere una piccola porzione di verdure, tofu, pesce, sottaceti o un’altra preparazione.

È un po’ come il “benvenuto” dell’izakaya.

A questo punto potrebbe arrivare la domanda:

「お飲み物は?」(O-nomimono wa?)

“Cosa prendete da bere?”

E una risposta molto comune potrebbe essere:

生ビールお願いします!(Nama bīru onegaishimasu!)

“Una birra alla spina, per favore!”

E poi…

乾杯!(Kanpai!)

Kanpai significa “cin cin” o “brindiamo” ed è una delle parole che vale assolutamente la pena imparare prima di una serata in un izakaya giapponese.

Cosa si beve in un izakaya?

Quando pensiamo a un izakaya, è facile pensare immediatamente al sake.

Il sakè è certamente una bevanda tradizionale molto importante, ma non è affatto l’unica.

Nei menu degli izakaya si possono trovare:

  • birra giapponese, alla spina o in bottiglia;
  • sake, servito caldo o freddo a seconda della tipologia;
  • shōchū, un distillato molto diffuso in Giappone;
  • umeshu, il famoso liquore dolce alla prugna;
  • chūhai, bevande a base di shōchū e soda aromatizzata;
  • whisky e altri distillati;
  • bevande analcoliche.

Quindi, se non bevete alcol, nessun problema: negli izakaya sono normalmente disponibili anche bevande analcoliche.

E non è obbligatorio bere per vivere l’esperienza.

Il vero protagonista della serata è stare insieme.

Cosa si mangia in un izakaya?

Ed eccoci alla parte più divertente: cosa si mangia in un izakaya?

La risposta breve è: praticamente di tutto!

A differenza di un ristorante in cui ogni persona può ordinare il proprio piatto principale, negli izakaya è molto comune ordinare diverse pietanze da condividere tra tutti i commensali.

È proprio questa modalità a rendere l’esperienza così piacevole.

Tra i piatti che potreste trovare ci sono:

  • yakitori – spiedini di pollo alla griglia;
  • karaage – pollo fritto alla giapponese;
  • sashimi – pesce crudo tagliato a fette;
  • edamame – fagioli di soia verdi;
  • hiyayakko – tofu freddo;
  • gyoza – ravioli ripieni;
  • pesce alla griglia;
  • verdure;
  • sottaceti;
  • tamagoyaki – frittata giapponese;
  • tempura e altre fritture;
  • nabe – pietanze cotte in una pentola condivisa;
  • riso;
  • yakisoba e altri noodles.

La proposta cambia moltissimo da locale a locale.

Un izakaya specializzato in pesce potrebbe avere un menu completamente diverso da quello di un locale famoso per gli yakitori.

E alcuni izakaya propongono anche specialità tipiche della propria regione.

In un izakaya si condivide tutto!

Una delle caratteristiche più belle della cucina da izakaya è proprio la condivisione.

Immaginate un tavolo pieno di piccoli piatti: qualcuno ordina gli yakitori, qualcun altro vuole provare il karaage, arriva del sashimi e poi qualcuno propone di aggiungere gli edamame.

Le pietanze vengono messe al centro e ognuno può servirsi.

Spesso vengono utilizzati piccoli piatti individuali chiamati torizara, nei quali ciascuno prende la propria porzione dal piatto condiviso.

E soprattutto non è necessario ordinare tutto immediatamente.

Si può iniziare con una birra e qualche piatto, assaggiare, chiacchierare e poi aggiungere altre pietanze durante la serata.

Questo rende il ritmo molto diverso da quello di una cena tradizionale.

Un piatto arriva.

Si assaggia.

Si commenta.

“Questo è buonissimo!”

E naturalmente qualcuno propone:

“Ne ordiniamo un altro?”

Nomikai: quando l’izakaya diventa il luogo perfetto per stare insieme

Gli izakaya sono particolarmente legati alla socialità e alla vita dopo il lavoro.

In Giappone esiste persino una parola specifica per indicare una serata in compagnia a bere:

飲み会 (nomikai).

Il termine significa letteralmente qualcosa come “incontro per bere” e viene utilizzato per indicare occasioni conviviali in cui amici, colleghi o conoscenti si ritrovano per bere e mangiare insieme.

Un esempio molto famoso è la nomikai tra colleghi dopo il lavoro.

Si esce dall’ufficio, si prende un treno o si raggiunge un locale vicino alla stazione e ci si ritrova tutti intorno a un tavolo.

Ed è proprio qui che l’izakaya diventa qualcosa di più di un semplice ristorante.

È uno spazio sociale.

Si parla del lavoro, dello sport, dei programmi per il weekend, della famiglia, dei viaggi…

E dopo qualche kanpai, magari, la conversazione diventa anche un po’ più informale.

Quanto costa un izakaya?

Il prezzo dipende moltissimo dal locale, dalla zona e da quanto si mangia e si beve.

Molti piatti degli izakaya hanno prezzi relativamente contenuti e vengono ordinati singolarmente. Una cena può quindi essere costruita poco alla volta, aggiungendo piatti in base alla fame.

Indicativamente, una cena in un izakaya può aggirarsi sui 2.000-5.000 yen a persona, anche se è possibile spendere meno o molto di più a seconda del locale e delle ordinazioni.

A questo va prestata attenzione anche per via dell’otoshi, che può comparire nel conto come costo iniziale per persona.

Alcuni locali propongono inoltre il famoso:

Nomihōdai: all-you-can-drink giapponese

飲み放題 (nomihōdai) significa letteralmente “bere quanto si vuole”.

Si tratta delle formule all-you-can-drink tipiche di molti izakaya, nelle quali per un periodo di tempo prestabilito è possibile ordinare determinate bevande senza pagare ogni singola consumazione.

Spesso la durata è di circa 90 o 120 minuti, anche se le condizioni cambiano da locale a locale.

Una cosa importante: nomihōdai non significa che bisogna bere il più possibile!

È semplicemente una formula conveniente per chi desidera ordinare più bevande durante la serata.

Bisogna togliersi le scarpe negli izakaya?

Dipende dal locale.

In alcuni izakaya tradizionali è necessario togliersi le scarpe, soprattutto quando si accede a una zona con tatami o a determinati tipi di posti a sedere.

Potrebbero esserci dei piccoli armadietti per le scarpe all’ingresso.

Se utilizzate un armadietto con una chiave, ricordatevi di portarla con voi!

In altri locali, invece, le scarpe rimangono tranquillamente ai piedi.

Quindi la regola più semplice è: guardate cosa fanno gli altri clienti o seguite le indicazioni del personale.

E attenzione a un’altra piccola curiosità.

In alcuni ristoranti e izakaya dove ci si toglie le scarpe potreste trovare delle ciabatte dedicate al bagno.

Se le indossate, ricordatevi di lasciarle nella toilette prima di tornare al tavolo.

Sembra una sciocchezza, ma è proprio il genere di piccola differenza culturale che può capitare di incontrare durante un viaggio in Giappone.

Entrare in un izakaya per la prima volta: cosa aspettarsi?

Per un turista, soprattutto la prima volta, entrare in un piccolo izakaya tradizionale può sembrare quasi un’impresa.

Una porta minuscola.

Una noren.

Una lanterna rossa.

Un menu scritto completamente in giapponese.

Nessuna fotografia.

E magari nessuno parla inglese.

Ma non lasciatevi intimidire!

Molti izakaya moderni, soprattutto le grandi catene e i locali frequentati dai turisti, dispongono di menu fotografici, menu in inglese oppure tablet touchscreen dai quali ordinare.

Nei locali più tradizionali la situazione può essere un po’ diversa, ma anche questa fa parte dell’esperienza.

Un piccolo trucco?

Non è necessario ordinare tutto subito.

Potete iniziare con una bevanda e due o tre piatti, vedere cosa mangiano gli altri clienti e poi lasciarvi ispirare.

E se avete qualche dubbio, chiedere al personale è sempre meglio che ordinare qualcosa completamente a caso.

Anche se, ammettiamolo, ogni tanto ordinare qualcosa senza sapere esattamente cosa sia può regalare delle belle sorprese.

E alla fine della serata? Un’ultima cosa da mangiare!

Dopo una lunga serata fatta di yakitori, karaage, sashimi, edamame e chissà quante altre pietanze, potrebbe sembrare impossibile mangiare ancora.

E invece…

In Giappone spesso c’è sempre spazio per un’ultima cosa.

Per concludere il pasto si possono trovare piatti a base di riso o noodles, come:

  • ochazuke, riso accompagnato da tè verde o brodo;
  • riso semplice;
  • yakisoba;
  • udon;
  • altri piatti di noodles.

Non tutti gli izakaya seguono necessariamente questo schema, naturalmente, ma l’idea di concludere una lunga serata con qualcosa di più sostanzioso è piuttosto comune.

Perché dopo tutto quel bere e mangiare…

“Dai, prendiamo ancora qualcosa.”

È praticamente una tradizione universale.

Le parole giapponesi da conoscere prima di andare in un izakaya

Se state organizzando un viaggio in Giappone e volete provare un izakaya, ecco alcune parole che potrebbero tornarvi davvero utili:

居酒屋 (izakaya) → locale dove bere e mangiare

おしぼり (oshibori) → salvietta umida

お通し (otoshi) → piccola portata iniziale generalmente addebitata nel conto

生ビール (nama bīru) → birra alla spina

日本酒 (nihonshu) → sakè

焼き鳥 (yakitori) → spiedini di pollo alla griglia

唐揚げ (karaage) → pollo fritto alla giapponese

枝豆 (edamame) → fagioli di soia verdi

刺身 (sashimi) → pesce crudo affettato

取り皿 (torizara) → piccolo piatto individuale per servirsi dalle portate condivise

お会計 (okaikei) → conto

飲み会 (nomikai) → incontro conviviale per bere insieme

飲み放題 (nomihōdai) → formula all-you-can-drink

E naturalmente:

乾杯 (kanpai)! → Cin cin!

Perché provare un izakaya durante un viaggio in Giappone?

Perché un izakaya giapponese permette di vedere un lato del Giappone molto diverso da quello dei grandi templi, dei quartieri illuminati di Tokyo e delle attrazioni più famose.

Non è necessariamente elegante.

Non è necessariamente silenzioso.

E non è nemmeno necessariamente “perfetto”.

È semplicemente vivo.

Ci sono voci, risate, piatti che arrivano dalla cucina, bicchieri che si riempiono, profumi, camerieri che corrono da un tavolo all’altro e persone che, dopo una lunga giornata, si concedono qualche ora per stare insieme.

È proprio questa atmosfera a rendere l’izakaya una parte così interessante della cultura giapponese.

Qui tradizione e modernità convivono naturalmente.

Una birra può accompagnare un piatto di yakitori, un piccolo locale può trovarsi accanto a una grande catena, una ricetta regionale può essere servita insieme a una pietanza completamente moderna.

E soprattutto, un izakaya non è soltanto un posto dove mangiare.

È un posto dove fermarsi.

Del resto, non è forse proprio questo che ci suggerisce il suo nome?

居酒屋 — il luogo dove ci si ferma a bere.

E allora…

乾杯!

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